Nasce un Miglio per l’Autismo | Io non corro da solo!

Nasce Un Miglio per l’Autismo – Io non corro da solo! Manifestazione sportiva organizzata da Autismo e Sport Onlus, associazione torinese che opera per creare attenzione, profonda conoscenza dell’autismo e allestire progetti sulla corsa con l’intento di far partecipare i ragazzi/e affetti da sindrome autistica al mondo dello sport.

In molti ci avete chiesto come sia nata l’idea di questo progetto, bene, eccovi la risposta direttamente dall’ideatore! Buona lettura! 

“Per rispondere a questa domanda occorre partire un po’ da lontano, all’incirca nel 2008 quando avevo iniziato a scrivere il mio primo libro di corsa, Essere corsa. Mi trovavo in treno e sbirciando il giornale che il mio vicino stava leggendo con un certo interesse potei notare un titolo accattivante: la lunga corsa dei ragazzi speciali. Arrivato a destinazione alla prima edicola comprai Repubblica immergendomi subito nella lettura dell’articolo. L’aveva scritto Corrado Sannucci un giornalista purtroppo deceduto prematuramente a cui sarò sempre grato per avermi fatto scoprire il progetto Filippide operante in Roma sotto la direzione del Prof Pintus. Non contento decisi di recarmi nella capitale per vedere con i miei occhi come si sviluppava. Conobbi così tutto lo staff e vissi con curiosità e massima attenzione un allenamento in una splendida giornata di giugno.

Fui meravigliato nell’osservare la corsa di tanti ragazzi autistici a fianco dei loro allenatori. Tornato a Pinerolo, decisi di dedicare un capitolo del mio libro a questa esperienza valutandone le potenzialità per dare un aiuto a ragazzi svantaggiati, per farli uscire dal loro isolamento favorendone l’integrazione sociale e sportiva. Mi proposi anche di far vivere in Piemonte questa esperienza pur non sapendo da che parte cominciare. Grazie ad una mia collega di lavoro, Edy, ho potuto conoscere Cristina Calandra che con Autismo e Società onlus, in Torino, si occupava dal 2011 di ragazzi autistici. Le proposi di allestire un progetto simile e subito aderì all’idea.

Devo dire che all’inizio coglievo qualche perplessità nell’avviare un’esperienza sportiva un po’ speciale ma nel mio intimo rimanevo convinto della fattibilità sulla scorta di tre semplici considerazioni:

a) Per quasi 50 anni avevo praticato la corsa seppur con motivazioni diverse traendone benefici fisici e mentali, addirittura ponendo i principi fondanti di questo sport a ispiratori della mia vita. Non vedevo ostali a proporre a persone, seppur svantaggiate sul piano mentale, un esercizio fisico da cui avrebbero potuto trarre benefico. Si trattava di modularne l’attività in modo opportuno facendo riferimento agli imprescindibili insegnamenti di maestri di corsa quali A. Lydiard e Van Aaken ai quali mi sono costantemente ispirato.

b) Uno dei miei interessi è sempre stata la medicina. Negli anni passati mi capitò di leggere interessanti articoli sulla rivista Riza del dott. Speciani. In seguito Luca, suo figlio, è stato un apprezzato autore di molte pubblicazioni tra cui Lo zen e l’arte della corsa, un testo davvero innovativo in materia. Questo giovane medico ebbe a scrivere “avendo avuto dalla corsa vantaggi e benefici immensi per la mia persona uso la corsa come uno dei miei “farmaci“ più importanti e sicuri per le persone che si affidano a me per recuperare la salute e mantenersi sani”.

Questo concetto m’ispirò sino al punto da farne una delle linee guida del progetto arrivando a teorizzare le potenzialità e qualità dell’invisibile “farmaco corsa”.

c)  Nella mia mente era rimasta scolpita l’impresa compiuta da Roger Bannister nel 1954, proprio nel mese di Maggio, quando riuscì ad abbattere il muro dei 4 minuti nel percorrere il miglio. In quel periodo storico l’unanimità degli allenatori riteneva l’impresa impossibile. Lui invece, allora studente di neurologia e successivamente insignito di un ambito premio internazionale per i suoi studi in materia, pensò con determinazione che fosse, invece, possibile realizzando un capolavoro di preparazione mentale. Da quello storico giorno dovuto al cambiamento di mentalità altri si cimentarono nell’impresa ottenendo tempi sempre più straordinari.  

Proprio l’impresa di Roger ed il suo spirito precursore mi ha spinto ad approfondire il tema della preparazione mentale del runner. Stimolato da altre letture sulla meditazione, l’incontro con un Lama Tibetano presente in Italia e sulla scorta di quanto avevo appreso dalla mia lunga esperienza con la corsa sono riuscito a scrivere un secondo libro “Correre con la testa” il cui contenuto esprime  quanto ho  capito  nel corso degli anni: c’è sempre la possibilità per ciascuno di noi di raggiungere alti obiettivi  purché  si alleni la mente nel modo adeguato, se crediamo  in noi stessi, se ci vogliamo bene. Conta la preparazione fisica ma non è sufficiente : occorre essere capaci di riuscire ad attivare quel quid impalpabile presente nella nostra mente capace di attivare, nei momenti cruciali, risorse che nemmeno pensiamo di avere.  

Nel corso di questi sei anni molti ragazzi autistici si sono aggregati al progetto ottenendo miglioramenti evidenti sia sul piano fisico che comportamentale. In più occasioni sia negli allenamenti svolti al Nebiolo di Torino che partecipando a competizioni podistiche si sono trovati a contatto con atleti normodotati. Ricordo alcune di queste esperienze: Corriairasca, una vera prima volta per molti, la corsa dei Babbi Natale a Bricherasio nonché l’omologa campestre, Tuttadritta, la Stratorino, la Maratonina di Varenne, la non competitiva di Vigone, la 11 km di None. Insomma una serie di manifestazioni ove alcuni nostri ragazzi ed in particolare il portacolori Gabry hanno aderito ad iniziative programmate da altri organizzatori. Ritenevo che almeno una volta essi dovessero essere posti al centro di una manifestazione sportiva per vivere un momento tutto loro ed invitando, nel contempo, a partecipare   quel popolo dei runners capace di grandi gesti di solidarietà verso chi vive la sofferenza nel proprio corpo e psiche.     

Ho allora pensato d’inventarmi questo “miglio per l’autismo”. Una giornata che ho a lungo sognato potesse concretizzarsi in grado di abbattere le barriere tra atleti normodotati e ragazzi autistici, di lanciare un messaggio di speranza aggregando quanti credono nelle imprese impossibili. Se anche Tu, lettore di queste righe, condividi questo pensiero per molti avventato non esitare a far parte degli uomini /donne che praticano il “si può fare “.

Ringrazio tutto lo staff, la psicologa Emanuela Rocci, le toste allenatrici Francesca Amè e Sara Fauda, il presidente Massimo Aureli, Pietro Sciandra, Federica Salvai per aver concepito l’immagine simbolo di questa giornata, per aver aver condiviso con entusiasmo l’idea ed accettato di correre l’avventura di organizzare questo miglio per l’autismo. 

Un grazie anticipato a quelli che vorranno unirsi a noi, allo Sponsor tecnico Macron Store Torino ed a coloro che, in qualche modo, renderanno possibile una giornata di sport molto speciale come lo sono i nostri ragazzi del progetto corsa.„

Pietro Cristini
#unmiglioperlautismo

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